gettato nella rete: giovedì, 02 luglio 2009, 08:04
Per chi come me è nato nella seconda metà degli anni ottanta, Michael Jackson c'è sempre stato. Le sue canzoni più famose le abbiamo sentite tutti, magari senza conoscerne il testo e cantandole così così. Alle scuole medie imparai il ritornello per il coro di Natale di "Heal the world", capendo solo la parola world. Tuttavia quel ritornello, non so per quale strano motivo, lo ricordo ancora adesso.
Quando studiavo pianoforte, feci la trasposizione di "We are the world" perchè troppo piena di diesis. L'ultimo spartito che trovai fu "You are not alone".
Non mi è mai piaciuto.
Non mi è piaciuto dal giorno in cui scoprii che bambino carino fosse stato. Nero.
E poi mi ricordo quella scena tragica di quando ha appeso il figlio dal balcone. "Questo non sta bene" pensai.
E poi le accuse di pedofilia. Certo ne è stato scagionato, ma dormire con i bambini... dormi con una donna, con un uomo, con chi ti pare, purchè sia maggiorenne e capace di decidere secondo coscienza e non perchè sai trova in un fantastico parco giochi.
Ti possono piacere i bambini, per carità, io li adoro, però ci sono dei limiti da non superare. Anche se sei Michael Jackson.
Adesso che è morto, in Italia sbarca il video della vitiligine. Io non ne sapevo nulla, come tanti altri e allora sì, lo sbiancamento ci sta, però la chirurgia estetica?
Michelangelo dai blocchi di marmo faceva uscire le figure che secondo lui stavano già lì dentro, ad aspettare di venire liberate, ma il bisturi non può rendere una persona quello che non è.
E non credo che dentro di lui ci fosse un mostro, ma una persona triste, come lo sono un po' tutti i geni.
Chi avrebbe mai potuto vedere Michael Jackson invecchiare? Con i capelli bianchi e le rughe, l'uomo che viveva nell'Isola che non c'è?
I miti muoiono giovani, sennò non sarebbero miti. E muoiono un po' nel mistero, vedi Marilyn.
La cosa più triste di questa storia? Tre ragazzi nati il laboratorio che sapranno di essere nati in laboratorio e non avranno una storia alle spalle, nè dei genitori. E si troveranno una famiglia che, per carità, sarà pure numerosa, però a me fa un po' paura.
Chissà se ci è arrivato alla seconda stella a destra...
gettato nella rete: mercoledì, 24 giugno 2009, 12:53
Caro Christopher Johnson McCandless,
ti chiamo col tuo vero nome, perchè alla fine è quello che conta ed è giusto chiamare tutto col proprio nome. Io ce la sto mettendo tutta per farti conoscere. E mi sto giocando parecchio in questa storia, ho in mano le ultime fiches e ho davvero bisogno di una mano fortunata. Sean Penn ha fatto in modo che ti conoscessi e gli devo dare il merito di aver fatto un lavoro prezioso. Se mi conoscessi di persona sapresti che in questi ultimi sei anni ho cercato sempre di dare un messaggio forte, davvero rivoluzionario. E non ti avrei mai dato del matto.
Forse, questa volta, con la tua storia, riuscirò a fare guardare più in alto e più lontano. Ci credo davvero molto in questa idea, di cui la tua vita sarà un battello perfetto.
Quando sei partito avevi la mia età adesso.
Non so cambiare gli orizzonti geografici attorno a me, ma sto provando con le unghie e i denti a cambiare quelli mentali, e se ho capito qualcosa di te, dalla tua storia, è che saresti stato d'accordo con me.
Perciò stasera, dalle infinite praterie del Paradiso, getta un occhio da queste parti.
Grazie, ti farò sapere.
"So many people live within unhappy circumstances and yet will not take the initiative to change their situation because they are conditioned to a life of security, conformity, and conservatism, all of which may appear to give one peace of mind, but in reality nothing is more dangerous to the adventurous spirit within a man than a secure future. The very basic core of a man’s living spirit is his passion for adventure. The joy of life comes from our encounters with new experiences, and hence there is no greather joy than to have an endlessly changing horizon, for each day to have a new and different sun. — C.M.C."
gettato nella rete: martedì, 09 giugno 2009, 19:43
Stavo pensando a questo posto. Ho riletto qualcosina che ho scritto e giù a ricordare quello che è stato. L'abitudine a scrivere non devo perderla. Conservo lettere e quaderni, ma questo posto c'è e non c'è. Potrei non ricordarmi più la password per entrare, potrebbe scomparire splinder (e perchè no?), potrei non scrivere per tanto tempo, potrei tornare e potrebbe non piacermi più quello che ho scritto. Mi dispiace non prendermene più cura come un tempo e non è colpa di facebook, non dell tempo che mi manca davanti a un pc, visto che mi occupo di siti altri e cose varie.
E' come un amico che se ne va lontano e non vedi più così spesso. Quando lo rivedi dopo tanto tempo devi raccontargli tutto e non ne hai voglia e nemmeno ti ricordi quello che hai visto.
Anche se quando vivevi pensavi che sì, questo devo ricordarmi di scriverlo, ma poi passa.
Magari quell'amico lo rivedrai e gli vorrai sempre bene e passerai sempre del tempo bello con lui, ma rimarrà quel filo spezzato, come una strada assolata interrotta dalle ombre.
Domani vado a fare il mio 31esimo esame. E' un periodo di cambiamenti attorno a me. Ma ci sono cose di me che ancora non riesco a cambiare. Ho sempre amato il movimento, però gli strappi non fanno per me. Quanto a me non so come gestire i prossimi giorni e i prossimi mesi, così, forse per la prima volta, smetterò di fare previsioni e programmi.
Ci sono cose fondamentali della mia vita che, mi fa male ammetterlo, mi hanno delusa così tanto da non riuscire più a poterne pesare i benefici.
Come un tatuaggio di cui ti sei stancato. E io non sono ancora pronta a rimuoverlo.
Andiamo avanti.
gettato nella rete: venerdì, 15 maggio 2009, 19:52
Mi ricordo che esisteva un libro dal titolo "Sentirsi Amati", un libro di un autore di cognome Nouwen, che veniva letto da chi era spiritualmente avanti e partecipava alle élite di quelli che sembravano custodire la saggezza religiosa. Anche se ero tra quelli che avrebbero potuto leggere quel libro, non l'ho mai fatto. Ho un modo di credere molto più semplice, poco teologico e molto più pratico. Terreno, oseri dire. Sta di fatto che sentirsi amati era quello che avrebbe dovuto provare un buon credente. Sentirsi amati da Dio, ovviamente.
E io, che non ero mai stata amata da qualcuno che non fossero la mia famiglia e i miei amici, sorridevo pensando che Dio mi amava per come ero veramente (era anche un tempo di crisi adolescenziali).
E' un po' di tempo però che mi ci fanno riflettere.
Credo che ci sia una unica medicina a tutti i mali dell'essere umano (non quelli medici, ovviamente) e quella medicina è il sentirsi amati. Proprio la sensazione di essere desiderati, di fare la felicità di qualcuno.
E' nella natura egoista dell'uomo, sapere che qualcuno ha bisogno di noi.
E a volte penso che tantissime persone sole si avvicinino alla religione per questo: per la sensazione di sentirsi amati, al di là del fatto che sia una convinzione mentale o una verità.
Ognuno a modo suo cerca un modo per sentirsi amato. E per quanto mi senta amata davvero da Dio, essere amati da qualcuno è tutta un'altra storia. Molto meglio di miliardi nel conto in banca e multiproprietà (certo aiuterebbero, ma non è tutto lì).
La maggior parte delle persone che ho incontrato e vivevano male, potevano ricondurre il loro stato a questa mancanza.
Perché se hai qualcuno che ti ama prima o poi passa tutto. Non è retorica, non è Raffaele Morelli, nè Alda d'Eusanio.
Tre anni fa non l'avrei mai detto. Sono molto fortunata.
Ci pensavo ascoltando i Coldplay. E' che non ho voglia di studiare, tutto qui.
gettato nella rete: martedì, 07 aprile 2009, 08:53
Del '97 mi ricordo le immagini del tetto della Basilica di Assisi che crollava. Quasi dieci anni dopo, partecipavo ad una messa in Umbria in una Chiesa-container, mentre tutti ci chiedevamo quella vera che fine avesse fatto e ci indignavamo perché dopo tanti anni si stava ancora così e per la strada vedevamo quelle casette prefabbricate di legno con i fiori ai balconi. Il terremoto.
San Giuliano di Puglia la si conosce per la quella scuola accartocciatasi sui suoi alunni. Non sono passati così tanti anni da quando passarano in diretta tv il funerale delle vittime.
L'Irpinia la ricordo per il milleenovecentoottanta, per il ventitrè novembre che dalle mie parti si ricorda ogni anno e per strada c'è ancora qualche targa in memoria. Pure qui si sono piante delle vittime e io e mia sorella siamo cresciute con i racconti dei nostri genitori che dormirono nel giardino di mia nonna. Noi allora non esistevamo ancora. I danni, dopo quasi trenta anni, si vedono ancora in quelle zone, ma anche da noi dove ci sono zone dei nostri paesini con le "case dei terremotati".
L'Abruzzo lo conosco bene, sin da bambina era la regione preferita dalla mia famiglia per le vacanze. Vicino, mare, montagna, ottima organizzazione e prezzi bassi. L'Abbruzzo è un buon posto per i campi scuola, i napoletani per anni hanno avuto le case di seconda proprietà sulle sue montagne.
Però adesso ci sono la televisione e internet. C'è la diretta di Repubblica on line che ho preferito ai commenti assurdi dei giornalisti televisivi che sono dei veri sciacalli. Non è informazione riprendere la gente che piange perchè non ha più una casa, un lavoro, persone care.
Con tutte le fotografie dai siti uno l'idea se la fa, ma è una piccola idea. Perdere la casa con tutto quello che c'è dentro, perdere la quotidianità, le abitudini, l'ambiente. Da dove si ricomincia? Qual è il primo passo?
Oggi è una giornata di lutto nazionale, per radio le persone chiamano e vogliono dare una mano. Lì a L'Aquila ci sono tanti uomini e donne di buona volontà che lavorano incessantemente, eroicamente.
Oggi pomeriggio ho l'esame di statistica e a dire il vero tra ieri e questa mattina non è che abbia tanta ansia di passarlo o meno, come se fosse qualcosa di lontano da me. Ci sono 27000 studenti che non sosterranno esami a breve, alcuni mai più, altri chissà quando potranno ricominciare. La Casa dello Studente è un nome che ci porteremo ancora dietro, ripetuto mille volte nella speranza di trovare ancora vivi giovani come me, miei coetanei, studenti come me.
Ieri mattina l'Italia s'è svegliata consapevole che il proprio giardino è proprio piccolo per starsene a guardarlo. Che se c'è un modo per ringraziare il Destino o la Fortuna o chissachi che "non è capitato a me", quello è di aiutare concretamente. E se abbiamo raccolto soldi per la Cina, lo faremo anche per gli Italiani, perchè abbiamo un infinità di problemi, ma un cuore generoso, alla faccia della classe politica che ci toglie le speranze, i sogni e il futuro.
E torneremo ad andare in vacanza lì a fare campi-scuola da quelle parti.
Davanti alle disgrazie ci ricordiamo di essere esseri umani e di essere incredibilmente bravi a prenderci cura degli altri, quando lo vogliamo.
E questa è anche la Settima Santa.
gettato nella rete: venerdì, 03 aprile 2009, 13:11
Oggi è l'ultimo giorno di lezione seguito a Napoli, per la triennale. Non è l'ultimo della mia vita (sempre se non mi chiamano prima dai Piani Superiori), molto probabilmente verrà la specialistica ad ottobre senza considerare che ho ancora esami e poi la tesi. Ma tant'è. L'ultimo giorno del corso di una materia che m'è piaciuta pure molto, statistica, peccato che devo muovermi a fare gli esami e martedì c'ho lo scritto e l'orale non vado a farlo ché non c'ho tempo di studiare.
L'ultimo giorno di corso è finito come tantissimi altri sono già finiti e tanti altri finiranno. Del primo ricordo come è cominciato, correndo perchè il treno era in ritardo e così il pullman. Nell'ultimo ho cercato di evitare uno che raccoglieva soldi per non so quali bambini, mentre quel lungo marciapiede che costeggia il Maschio Angioino era pieno del sole buono di primavera. Non ho finito gli esami, non ho scritto la tesi, ma ho finito (momentaneamente) i corsi.
Poi, arrivata al semaforo, mi sono accorta di avere poco tempo, così ho comincato a correre e sono arrivata alla circum un attimo prima che partisse il treno ed ero tutta sudata e tutto quello che continuerà ad accadere ancora per tanto tempo.
Ma questa è un'altra storia. Oggi ho finito i corsi.
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